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Questa è una delle testimonianze della dott.ssa Biologa Nutrizionista Francesca Marcon, membro del comitato scientifico di E.I.Nu.M. che applica i principi della Medicina Nutrizionale e Metabolomica nella sua professione.

“Nella mia attività visito spesso donne che hanno disturbi causati dalla menopausa, e anche M. venne da me sia per questo motivo, sia perchè voleva migliorare il suo stato di salute nel complesso. Da anni infatti assumeva un farmaco antipertensivo, soffriva di ritenzione idrica importante e da recenti esami la glicemia a digiuno risultava alta (114 mg/dl). Oltre a questo negli ultimi tempi soffriva anche di reflusso gastroesofageo.

Il suo desiderio era quello di sistemare tutti questi problemi, e anche cercare di perdere peso, perché sapeva che influiva negativamente sulla sua salute (il suo BMI infatti era di 37 kg/m2). Voleva anche capire perchè non riusciva a perdere peso, nonostante – a suo dire – non mangiasse molto.

M. mi raccontò della sua vita e mi disse che voleva migliorare la sua alimentazione anche per aiutare il marito, affetto da diabete. Si rendeva conto che si era quasi abituata a queste problematiche, sia le sue che di suo marito, ma a 46 anni ad un certo punto ha realizzato che non doveva essere una condizione “normale”.
L’ho vista decisa di fare qualcosa a riguardo per cercare di migliorare la situazione. Mi fa sempre molto piacere quando una moglie o un marito decidono di migliorare il loro stile di vita per poter aiutare anche l’altro partner, penso che questo sia veramente prendersi cura dell’altro.

Facendole domande sulla sua alimentazione constatai effettivamente che mangiava poco, e gli alimenti raffinati quali pasta e riso non li prendeva praticamente mai.
Si alimentava con verdure, pesce, uova e carne in modo corretto.
Vidi che c’erano alcune cose su cui a mio avviso bisognava intervenire, ovvero ridurre i farinacei quali cracker o taralli che mangiava ogni giorno e gli aperitivi con gli amici al fine settimana e contemporaneamente aumentare l’apporto d’acqua: 1 litro era veramente troppo poco, soprattutto date l’ipertensione e la ritenzione idrica.

La sfida importante per me era quella di regolarizzare la glicemia, aumentare gradualmente la quantità dei cibi salutari e al contempo ridurre la ritenzione.
Dovevo bilanciare questi elementi per non farla aumentare di peso, cosa questa che le avrebbe dato un contraccolpo negativo e che poteva farla smettere con il percorso.

Sapevo inoltre che sarebbe entrata nelle fasi di riparazione del metabolismo e che queste le avrebbero accentuato inizialmente alcuni sintomi.
Quindi dovevo bilanciare molto bene sia l’alimentazione che l’integrazione per farle ottenere il massimo dei miglioramenti con il minimo di effetti negativi iniziali.

Le spiegai bene il funzionamento delle fasi di riparazione e di tutti i possibili effetti negativi a cui sarebbe potuta andare in contro, paradossalmente le mostrai lo scenario peggiore per assicurarmi che le fosse chiaro e che non si facesse false aspettative: nella fase iniziale sarebbe peggiorata. Ma se fosse stata abbastanza persistente i miglioramenti sarebbero arrivati. Il difficile era tenere duro nelle prime settimane.

Dopo questa spiegazione lei mi dimostrò molta determinazione e volle partire con il massimo della difficoltà del percorso.
Vista la sua determinazione, intuii che poteva farcela quindi le stilai una dieta ferrea, in cui le tolsi i carboidrati ad eccezione della frutta per un mese, inserii dei pasti di sole verdure e grassi vegetali e ridussi gli affettati e formaggi, che mi disse di mangiare spesso per comodità.
Dal punto di vista dell’integrazione le consigliai un multivitaminico, vitamina D e C, glutammina per il reflusso, sali minerali per le vampate e anche per il caldo estivo e infine un integratore a base di cannella e carnitina per aiutare il metabolismo glucidico e lipidico.

Come da manuale la prima, dura, fase di riparazione arrivò per M.
Per alcune settimane si sentì molto stanca, il sonno non era ottimale, la fame era aumentata molto e mi confidò che c’è stato più di un momento in cui voleva mollare tutto. Tuttavia – mi disse- ogni volta che pensava di mollare ripensava alle informazioni che le avevo dato sul funzionamento delle fasi di riparazione e sapeva che avrebbe passato un periodo del genere. Quindi passo dopo passo persistette.
La prima fase di riparazione gradualmente ridusse i sintomi man mano che lei progrediva con il percorso.

Dopo sei settimane rividi M.: sembrava un’altra persona. Mi disse che non aveva più gli sbalzi d’umore di cui risentiva prima di iniziare il percorso, era più contenta e tranquilla. Anche il reflusso era notevolmente migliorato, come pure la ritenzione idrica. Si sentiva più leggera, e infatti aveva perso una media di 15 cm di circonferenze addominali e anche le gambe erano molto più asciutte.

La cosa di cui era più felice in realtà era che suo marito aveva migliorato i propri valori glicemici per il fatto che seguiva anche lui alcuni dei consigli sugli alimenti che le avevo dato.

Nei mesi a venire poi M. continuò la sua trasformazione, tanto è vero che perse ancora centimetri, e nel complesso, nonostante lo stress lavorativo, riusciva ad affrontare le giornate in modo più sereno rispetto a prima, sapendo che comunque prima di tutto c’erano la sua salute e quella di suo marito.”

Dott.sa Francesca Marcon