Il ruolo della vitamina D nelle malattie autoimmuni intestinali

by / mercoledì, 04 Luglio 2018 / Published in Blog

Di cosa stiamo parlando?

Le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI) note internazionalmente come Inflammatory Bowel Disease (IBD) comprendono la colite ulcerosa, il Morbo di Crohn e le cosiddette “coliti indeterminate”.

Le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali hanno un’incidenza media di 7-10 nuovi casi ogni 100.000 persone. Possono esordire a qualsiasi età, più frequentemente nelle fasce di età tra i 15 e i 30 anni e tra i 50 e i 70 anni e sono più frequenti nei paesi del nord Europa. Negli ultimi anni però si è assistito ad un notevole aumento dell’incidenza delle MICI anche nell’Europa mediterranea, probabilmente a causa del cambiamento delle abitudini alimentari. Anche i casi con esordio in età pediatrica sono in graduale aumento: il 25% dei nuovi malati infatti ha meno di 20 anni.

I sintomi che caratterizzano tali patologie intestinali sono estremamente variabili: possono esprimersi con lievi disturbi o essere addirittura asintomatiche all’inizio. Talvolta l’esiguità dei sintomi non consente un riconoscimento immediato della patologia. La caratteristica principale delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali è la presenza di un’infiammazione cronica a carico della mucosa dell’intestino che ha decorso intermittente e può causare complicanze severe.

Tanto il morbo di Crohn quanto la colite ulcerosa sono malattie ad andamento cronico o ricorrente, che si presentano infatti con periodi di latenza alternati a fasi di riacutizzazione. I sintomi che caratterizzano il morbo di Crohn e la colite ulcerosa sono generalmente molto diversi: nella maggior parte dei casi il morbo di Crohn si manifesta infatti inizialmente con diarrea e dolori addominali localizzati specialmente nella parte inferiore destra dell’addome, che corrisponde al tratto dell’intestino in cui più frequentemente è localizzata la malattia. La colite ulcerosa invece si manifesta quasi sempre con diarrea e presenza di sangue e muco nelle feci, cui spesso si associa una sensazione di incompleta evacuazione e anemia. Nelle fasi di acutizzazione delle malattie infiammatorie croniche intestinali, tanto per il morbo di Crohn quanto per la colite ulcerosa, possono comparire stati di malessere generale come dimagrimento, stanchezza, inappetenza, alle volte febbre.

La vitamina D e la disbiosi intestinale (2018)

La disbiosi è una caratteristica comune nella patogenesi delle malattie infiammatorie croniche intestinali. Fattori ambientali, come la carenza di vitamina D, sembrano avere un ruolo importante nell’infiammazione dell’intestino, protagonista in tali patologie.

Il recente studio di H. Schäffler et Al., pubblicato a marzo del 2018, si proponeva infatti di indagare se la somministrazione di vitamina D potesse avere un impatto sulla composizione batterica della flora intestinale nel caso di pazienti affetti da malattia di Crohn rispetto a delle persone sane.

L’analisi è stata condotta su sette pazienti con morbo di Crohn in remissione clinica e 10 controlli sani. Sono stati studiate le sequenze di RNA (16S), tipiche dei batteri, nei microbi costituenti la flora intestinale.

Da questo studio è risultato che le comunità microbiche presenti nei pazienti affetti dal Morbo di Crohn sono significativamente mutate durante un’iniziale somministrazione di vitamina D, cosa che invece non è stata osservata nei controlli. Al contrario però, lo stesso studio ha registrato, che ad un ulteriore aumento di vitamina D somministrata, corrisponde un’inversione di tale effetto portando ad una diminuzione della ricchezza batterica del microbioma intestinale.

Specie batteriche, classificabili tra i firmicutes e gli Actinobacteria, sono significativamente aumentate in seguito alla somministrazione di vitamina D solo nei pazienti affetti dalla patologia cronica e non nei controlli sani. Questo risultato a dimostrazione del fatto che tale nutriente ha un’influenza specifica su varie comunità batteriche caratterizzanti l’intestino dei pazienti affetti dalle patologie infiammatorie croniche intestinali.

La somministrazione di vitamina D quindi può avere un effetto positivo in caso di Morbo di Crohn, modulando la composizione batterica intestinale e anche aumentando la numerosità dei potenziali ceppi batterici benefici.

Vitamina D e permeabilità intestinale (2015)

Secondo uno studio svolto da T. Raftery et Al.nel 2015, sembra che l’integrazione suppletiva di vitamina D (nello specifico 2000 UI al giorno), possa inoltre allungare i tempi di remissione della patologia infiammatoria in questione (Morbo di Crohn).

A questa conclusione si è arrivati dopo aver registrato, nei pazienti a cui era stata integrata la vitamina D, una diminuzione dei valori nel sangue relativi alla Proteina C Reattiva (se a livelli elevati, indicatrice di forte infiammazione), aumento dei valori nel sangue della catelicidina (proteina ad azione antibiotica), il mantenimento di una buona permeabilità intestinale ed un miglioramento della qualità di vita dei pazienti.

Correlazione tra vitamina D e autoimmunità (2004)

La carenza di vitamina D è implicata nell’eziologia delle malattie autoimmuni, come la sclerosi multipla, l’artrite reumatoide, il diabete mellito insulino-dipendente e quelle di natura infiammatoria intestinale descritte precedentemente.

Il livello specifico di assunzione di vitamina D richiesta dal corpo per supportare una funzione immunitaria ottimale non è del tutto noto con precisione, ma si pensa che il valore ottimale da dover mantenere si aggiri intorno a 50-100 ng/ml.

A livello sperimentale, la carenza di vitamina D determina un aumento dell’incidenza di malattie autoimmuni: i dati indicano che l’ormone vitamina D svolge un ruolo fondamentale di regolazione nei confronti delle cellule T helper (Th1) e delle cellule dendritiche, se quindi fosse presente nelle giuste concentrazioni esso potrebbe essere in grado di mantenere controllata la risposta autoimmune e diminuito lo sviluppo dei sintomi; al contrario nel caso in cui fosse carente, favorirebbe lo scatenarsi di tali patologie.

L’assunzione di vitamina D riduce quindi l’incidenza e la gravità delle malattie autoimmuni, comprese quelle di natura intestinale, come il Morbo di Crohn.

Cura ut valeas!

Dott.ssa Carolina Capriolo
Biologa Nutrizionista
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Fonti:

http://www.calprotectina.com/malattie_infiammatorie_croniche_intestinali.html
https://onlinelibrary.wiley.com/doi/pdf/10.1111/1751-2980.12591
http://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/2050640615572176

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