I meccanismi biologici dello stress

by / sabato, 12 Aprile 2014 / Published in Blog
Il nostro corpo è una macchina spettacolare che svolge milioni di processi contemporaneamente, senza che noi pensiamo o comandiamo che questi avvengano.
La pupilla del nostro occhio si espande o si contrae a seconda dell’intensità della luce nell’ambiente, il nostro cuore batte con un ritmo che si adatta alle richieste di sangue da parte degli organi, l’intestino e il nostro stomaco si muovono per far avanzare il cibo, gli ormoni vengono secreti quando ne abbiamo bisogno, e intanto milioni di reazioni chimiche hanno luogo senza che noi abbiamo un ruolo attivo in questi processi.
Attraverso milioni di anni di evoluzione il corpo umano si è adattato e geneticamente programmato per reagire in una certa maniera a seconda delle circostanze.
Relativi programmi genetici vengono attivati in condizioni che minacciano la nostra sopravvivenza.
Alcuni meccanismi automatici si attivano per aiutarci ad aumentare le nostre probabilità di sopravvivenza in una situazione difficile.
Questa serie di reazioni ormonali e chimiche che avviene nel corpo è chiamata stress.

Meccanismi biologici spontanei

Questi meccanismi geneticamente programmati si sviluppano e hanno lo scopo di aiutarci a sopravvivere.
Se siamo attaccati da un orso, per esempio, non c’è spazio per gli errori: o ci salviamo o saremo mangiati.
Ecco perché in questi casi il corpo si sforza e va oltre i suoi limiti per tamponare le perdite e guarire le ferite in un secondo momento, quando ne avrà l’opportunità.
Sappiamo fin dall’antichità che in queste situazioni, per guarire, relax e buon cibo sono le cure più efficaci.
Bene finora, ma questi meccanismi evolutisi per aiutarci come possono invece minacciare la nostra salute mentale e fisica?

Cogito ergo sum (Penso dunque sono)

A differenza degli altri animali, l’uomo ha la capacità di pensare.
Ora è scientificamente provato che il pensiero influenza i geni e attiva la loro espressione (epigenetica).
Il problema di questa relazione è che attraverso il pensiero e le emozioni l’uomo può attivare questi meccanismi senza alcuna reale minaccia alla sopravvivenza biologica.
La preoccupazione circa la situazione economica è percepita allo stesso modo di un pericolo per la sopravvivenza e il nostro corpo reagisce di conseguenza.
In natura, tuttavia, una seria minaccia per la vita è di solito di breve durata.
Ad esempio è stato previsto che la Grecia sarebbe entrata in una crisi economica e che il FMI sarebbe intervenuto e che avrebbe saputo come uscire da questa crisi. Noi siamo geneticamente programmati per qualcosa di simile!
Il risultato è che il corpo lavora in uno stato di stress cronico: mentre negli ultimi 100 anni è aumentata la durata media della vita, abbiamo anche aumentato notevolmente le malattie croniche come il cancro e i disturbi mentali.

stressDue motivi principali

Quindi ci sono 2 ragioni principali per cui i processi naturali perdono il loro originario scopo e ci troviamo a soffrire di una malattia cronica che presenta esacerbazioni e remissioni.
1.La prima è la durata delle situazioni di stress: in sostanza i problemi dei moderni esseri umani hanno una lunga durata e molto spesso permangono per anni e non solo per alcuni momenti;
2. La seconda è che il nostro cibo non può in ogni caso coprire i nostri bisogni di base,per non parlare di aiutare i meccanismi di riparazione durante lo stress intenso e di lunga durata.
La combinazione tra questi due, ovvero la continuità dello stress e la mancanza di micronutrienti essenziali di cui il nostro corpo necessita per funzionare, impoverisce la capacità del corpo di correggere e tornare al normale funzionamento.

Le due fasi dello stress

Nella prima fase un evento inaspettato e improvviso attiva i meccanismi di risposta allo stress.
I sintomi che si presentano in questa situazione sono tachicardia, sudorazione, ansia, estremità fredde e riduzione delle ore di sonno.
Nella seconda fase si risolve lo stress.
Dopo una lunga giornata, mese o anno lo stress si risolve in qualche modo e il nostro corpo entra in una fase di guarigione in cui ci sentiamo stanchi, affamati, c’è ritenzione idrica e compaiono sintomi quali vertigini, mal di testa, emorroidi, estremità calde dovute al forte calo dei livelli di adrenalina e all’aumento dell’attività del sistema parasimpatico (la parte del sistema nervoso che si attiva nei momenti di rilassamento).

Cosa possiamo fare?

Ora che abbiamo decodificato questi meccanismi possiamo agire per ridurre l’impatto che hanno sulla nostra salute.
Per diminuire l’effetto dello stress è essenziale identificare il fattore principale che lo causa.
Anche se possiamo avere una moltitudine di problemi di solito è solo un fattore che ha scosso le nostre funzioni organiche.
È stato osservato che quando individuiamo esattamente ciò che ci preoccupa questa cosa non ha più lo stesso effetto stressante su di noi.
fine stressIdentificando il corretto agente stressante i programmi biologicamente attivati vengono immediatamente inattivati.
Di certo sono stati sviluppati protocolli specifici per identificare e disattivare questi processi, ma la loro descrizione va oltre lo scopo di questo articolo.
Come potrebbe fare ciascuno di noi ad identificare il problema principale che ha posto il corpo in uno stato di allerta tra decine di fattori stressanti?
È importante capire che non tutti i problemi hanno lo stesso peso.
Come possiamo isolare il problema?
Pensiamo a quale pensiero ci affligge quando andiamo a letto ed è la nostra prima preoccupazione quando ci svegliamo al mattino.
A questo punto bisogna identificare l’interesse personale dell’individuo, perché mentre si potrebbe pensare che tutti noi abbiamo problemi finanziari, questo ha un significato completamente diverso per ognuno di noi.
Ciò che temiamo ci succederà sarà dovuto a problemi finanziari?
Può essere ad esempio una minaccia “perdere la faccia nella società”, “non essere in grado di portare questo peso”, “sentirsi impotenti”, “sentire invasi i propri spazi”, “paura di morire se succedesse una certa cosa” e così via.
Una volta individuato lo specifico pericolo, l’esperienza ci pone in uno stato di allarme e il passo successivo è quello di sedersi e scoprire che cosa possiamo fare.
Quali azioni, anche piccole, possiamo fare per cambiare anche di poco il quadro della situazione?
Non c’è bisogno di cambiamenti drammatici, sono sufficienti piccoli,costanti e graduali miglioramenti delle condizioni.
Se eseguiti correttamente i passi precedenti proveremo sollievo e relax.
Il nostro corpo entrerà in uno stato di guarigione e necessiterà di ingredienti di base dall’alto valore nutrizionale per essere in grado di uscire al più presto possibile da questa fase.
La vitamina C, un buon multivitaminico accompagnato a moderato esercizio fisico come camminare e mangiare cibi non trasformati, sono azioni di base che ci possono aiutare molto.
Da questo punto in poi abbiamo bisogno di uno speciale contributo per l’ulteriore gestione della situazione.
Possiamo cambiare e migliorare gli eventi che ci circondano e il primo punto da cui partire siamo noi stessi.
Se ci sentiamo bene e siamo in salute possiamo gestire le circostanze con più forza e raggiungere risultati migliori.
Alla vostra salute!

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Fonti:

Nature: Metabolic Effects of Mental Stress during Over- and Underfeeding in Healthy Women
The Stress of Life. New York: McGrawHill, 1956. Rev. ed. 1976. Selye
Circulation: Mental Stress Induces Transient Endothelial Dysfunction in Humans
Effect of mental stress throughout the day on cardiac autonomic control

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