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Questa è una delle testimonianze della dott.ssa Biologa Nutrizionista Francesca Marcon, membro del comitato scientifico di E.I.Nu.M. che applica i principi della Medicina Nutrizionale e Metabolomica nella sua professione.

“D. venne da me accompagnato dalla figlia, già mia paziente, che avendo già avuto risultati con la sua alimentazione voleva vedere se allo stesso modo si poteva trovare una soluzione al problema di nevralgia posterpetica del padre che da tempo gli causava continuo dolore.

D. in passato aveva dovuto sottoporsi a chemio e radioterapia, e una volta terminate, le sue difese immunitarie più basse non erano riuscite a sconfiggere l’herpes zoster, per cui il dolore si era cronicizzato. 2 anni prima inoltre aveva avuto un infarto cardiaco, soffriva anche di dolori articolari e aveva anche spesso la pancia molto gonfia.  Quando lo conobbi il suo livello di umore era abbastanza basso, mi disse che era rimasto vedovo da qualche anno e da quel momento non era più tornato l’uomo di una volta. 

Il suo obiettivo principale ora era risolvere il problema dei dolori, perchè questi lo debilitavano molto. Ovviamente era già in cura medica a causa dei pregressi problemi di salute, ma purtroppo per il dolore non aveva avuto benefici e  il medico voleva evitare di fargli assumere ulteriori farmaci. 

Valutai  allora la diversa documentazione ospedaliera che mi aveva portato e un pò alla volta cominciai a studiare il suo caso, per capire come poterlo aiutare.  Visto che gli ultimi esami del sangue non erano recenti gli dissi anche di chiedere al suo medico se poteva farne di nuovi, in modo che avessi più elementi a disposizione per poter consigliare l’alimentazione e integrazione più indicate.

Gli feci alcune domande per capire il suo tipo di metabolismo e vidi che era carboidrico, per cui sapevo che non avrei dovuto dargli troppa carne e grassi saturi, ma prediligere invece le verdure, carboidrati e proteine come i legumi,  il pesce e le uova. Quando gli chiesi come stesse mangiando capii che c’era un pò di lavoro da fare: va bene il fatto che fosse carboidrico, ma le proteine erano praticamente quasi del tutto assenti! La sua alimentazione consisteva  prettamente di carboidrati e soprattutto di quelli raffinati, della peggior natura!


Per prima cosa quindi gli spiegai l’effetto infiammatorio dei carboidrati, e l’ importanza dell’assunzione di omega 3 e altri grassi vegetali per abbassare l’infiammazione stessa e aiutare il corpo nel suo processo di recupero.
Gli spiegai inoltre come le proteine aiutino anche alla ricostruzione dei tessuti e che se anche aveva avuto un infarto le uova e il burro li poteva mangiare. Con l’integrazione partii in maniera blanda, considerate l’età e i vari problemi di salute: gli consigliai un multivitaminico e antiossidanti 2 volte a settimana, e puntai invece su una integrazione giornaliera di elementi antinfiammatori come vitamina C, omega 3 e vitamina D. Infine gli diedi anche del magnesio citrato. Rimasi d’accordo con lui che avrei rivalutato l’integrazione e l’alimentazione sulla base delle analisi del sangue che avrebbe fatto pochi giorni dopo.

Puntualmente D. mi portò in visione i suoi esami del sangue, che rilevavano una grave carenza di vitamina D (13,7 ng/ml), un alto tasso di infiammazione (PCR superiore a 21) e omocisteina 5 punti sopra il limite ottimale di 8 umol/l, indicando quindi un aumentato rischio di problematiche cardiovascolari. Aggiustai quindi l’integrazione aumentando la dose della vitamina D e aggiungendo anche la vitamina K2.

Gli ribadii poi  quanto gli avevo spiegato alla visita, ovvero che avrebbe dovuto attraversare una fase di riparazione, in cui avrebbe potuto avere più dolore, e in tal caso gli dissi di contattarmi. Mi disse che aveva compreso, e mi salutò con una nuova luce negli occhi. 


Dopo 1 mese D. venne al controllo. Il gonfiore era migliorato, mi disse che dormiva un pò meglio e i dolori stavano iniziando a ridursi: dalle 2 ore continue di dolore che doveva sopportare prima della visita era passato a mezz’ora di dolore.  Il percorso intrapreso era corretto. 

Nei mesi a venire D. migliorò sempre di più , il dolore dopo 3 mesi era quasi del tutto scomparso, e a conferma di ciò la PCR si era infatti ridotta a 0,28.  Anche gli altri parametri erano in miglioramento, ma soprattutto era in miglioramento anche l’umore di D. , che aveva cominciato ad uscire e  camminare tutti i giorni, a farsi la sua ginnastica e a cucinare con più voglia i suoi pasti.

Ad oggi D.  è tornato l’uomo che era prima di perdere la moglie: continua a fare il papà e anche il nonno e anche se ogni tanto ha qualche dolore qua e là , sa che è solo “gioventù accumulata”.”

Dott.sa Francesca Marcon